martedì 19 maggio 2015

Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi

Le bugie sulle pensioni e la manovra da 16-25 miliardi del governo Renzi


Giulio Ambrosetti

Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di restituire ai cittadini italiani le pensioni ‘trafugate’ da Monti. Al contrario, prepara una manovra che si annuncia molto più pesante di quella di Monti del 2011. Perché l’unico potere che oggi difende i cittadini italiani è la magistratura. L'ennesimo scippo di 4 miliardi alla Sicilia 



Tra due settimane milioni di italiani verranno chiamati al voto per le amministrative. Sarebbe auspicabile, per i cittadini, andare alle urne conoscendo la verità su quello che sta succedendo e su quello che succederà nel Belpaese nei prossimi mesi. Ma, a quanto pare, non è così. C’è chi preferisce nascondere la verità, magari per prendere in giro i cittadini-elettori. Emblematica, al riguardo, la sceneggiata che sta accompagnando la recente sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Con il governo Renzi che, di fatto, annuncia che tale sentenza verrà applicata - ma non subito - per alcuni cittadini e non verrà applicata per altri cittadini. Di fatto, siamo davanti a un’insubordinazione del potere esecutivo verso un pronunciamento della Corte Costituzionale. Proviamo a raccontare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.
In tanti, in Italia, fanno finta di non aver capito il vero significato della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Si tratta di un pronunciamento coraggioso in difesa di un diritto costituzionalmente garantito (la pensione) e, in generale, in difesa della democrazia. Ancora una volta (è già successo con il Muos di Niscemi ed è ormai la normalità nella lotta alla mafia), la magistratura (in questo caso è la Corte Costituzionale) si sostituisce alla politica per difendere i cittadini italiani dalla prepotenza antidemocratica di un governo - il governo Renzi - che non ha alle spalle un andato popolare ma, con molta probabilità, forze e interessi che nulla hanno a che spartire con il nostro Paese.
La sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni è importante. Perché ristabilisce un principio che è nella nostra Costituzione: e cioè che le pensioni dei cittadini, una volta stabilite per legge, non possono essere toccate. Questo lo sapevano bene anche Mario Monti e Giorgio Napolitano. Ma nel nome del “Ce lo chiede l’Europa” hanno sacrificato un diritto acquisito dai cittadini. Diritto che la Corte Costituzionale ha ripristinato. Cosa, questa, che avrebbe dovuto fare la politica. Solo che il Parlamento italiano è fatto da ‘nominati’ dalle segretarie dei partiti. Così, piuttosto che opporsi all’incostituzionale taglio delle pensioni, i parlamentari hanno avallato tale provvedimento. Ma a ripristinare la legalità hanno pensato i giudici della Consulta, che hanno ‘bocciato’ lo scippo del governo ai pensionati. Dalla stessa Corte Costituzionale, prima del pronunciamento sulle pensioni, è arrivato anche la ‘bocciatura’ del Porcellum, legge elettorale che la Consulta ha definito incostituzionale.
Per tutta risposta, il Parlamento ha varato una nuova legge elettorale - l’Italicum - che ripropone, almeno in parte, i vizi di incostituzionalità segnalati dalla Consulta (200 parlamentari ancora una volta ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti) e un nuovo elemento che l’Italia ha già conosciuto con l’avvento del fascismo con la legge Acerbo: un abnorme premio di maggioranza. Premio di maggioranza che, in teoria, dovrebbe andare al partito (e non alla coalizione!) che raggiungerà il 40 per cento dei consensi. Ma che, in realtà, andrà a uno dei due partiti che prenderà più voti al ballottaggio. Di fatto, un partito del 30-32 per cento potrebbe avere la maggioranza dei parlamentari nell’unica Camera che è rimasta, dopo la sostanziale abolizione del Senato. Se ci fate caso, la differenza con la legge Acerbo è di appena 5 punti (la legge Acerbo dava la maggioranza al partito che raggiungeva il 25 per cento dei voti). Ma con un frazionamento dei quadro politico e parlamentare non è detto che non si torni alle percentuali della legge Acerbo. Ormai siamo lì, in tutti i sensi…
Detto questo, solo i ciechi, o gli uomini di malafede, non vedono, nei pronunciamenti della Corte Costituzionale e nel ruolo di garanzia della magistratura, l’unico argine a un potere esecutivo ormai sempre più debordante e antidemocratico. In questo senso ci si sarebbe aspettati di più dal nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che invece ha firmato una legge elettorale - l’Italicum - palesemente incostituzionale che, come abbiamo visto, ripropone, addirittura, scenari che il nostro Paese ha già vissuto nell’inglorioso ventennio fascista. Tra l’altro - fatto non certo secondario - Mattarella ha fatto parte, in qualità di giudice costituzionale, della Consulta che ha ‘bocciato’ il Porcellum: cosa, questa, che avrebbe dovuto far riflettere di più il Presidente della Repubblica. Ma tant’è.
Di più. Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulle pensioni viene volutamente sottovalutato dal Governo e da ampi settori del Pd. Si fa finta di non capire che in Italia c’è un potere dello Stato (la magistratura) e un organo di rilevanza costituzionale (la Corte Costituzionale) che non hanno alcuna intenzione di sacrificare i diritti dei cittadini italiani e lo spirito della Costituzione italiana del 1948 ai dettami di un’Unione europea dell’euro in buona parte fallimentare e antidemocratica. La magistratura, di fatto, si è sostituita alla politica nel difendere i cittadini siciliani dagli effetti non ancora chiari del Muos di Niscemi. Mentre la Corte Costituzionale ha ricordato al governo Renzi che non si possono 'saccheggiare' le pensioni dei cittadini garantite dalla Costituzione. Anche su questo fronte ci si aspettava di più da parte del Presidente Mattarella, che si è limitato a un demagogico taglio della propria indennità di docente universitario e all’imposizione del tetto di 250 mila euro ai dirigenti del Quirinale: provvedimento, in questo caso, giusto.
Manca, però, il coraggio di cominciare a riconoscere un fatto che è nelle cose: e cioè che l’Unione europea dell’euro mal si concilia con la Costituzione italiana in parte già oltraggiata dal pareggio di Bilancio (leggere Fiscal Compact) e, soprattutto, con la democrazia. La storia del debito pubblico italiano non giustifica affatto il rigore che si cerca di imporre all’Italia, se è vero che ci sono altri Paesi al mondo - vedi Giappone e Usa - dove il debito pubblico è ben più elevato rispetto a quello dell'Italia. Sono i tedeschi che, come negli anni ’30 del secolo passato, vogliono imporre all’Europa i propri dettami. Ed è paradossale che un Paese come la Germania - che ha ammazzato 6 milioni di persone nei campi di concentramento, senza mai pagare i debiti di guerra - imponga adesso ai Paesi dell’Unione europea la trasformazione del debito pubblico in debiti delle famiglie e delle imprese!
Davanti a questa nefandezza, che peraltro calpesta i principi del keynesismo economico, c’è la reazione orgogliosa della Grecia di Tsipras, mentre il nostro Presidente del Consiglio, Renzi, preferisce recarsi dalla signora Merkel con il cappello tra le mani...
La speranza è che la magistratura e la Corte Costituzionale mantengano la schiena dritta. E che, magari, si svegli anche il Quirinale, iniziando a segnalare una doverosa discontinuità rispetto alla stagione di Napolitano. Del resto, la politica italiana, tranne rare eccezioni, non ha mai difeso i cittadini contro la mafia. Ci ha pensato, spesso in solitudine e pagando prezzi altissimi, la magistratura. E non è un caso se, oggi, davanti alla prepotenza antidemocratica e per certi versi fascista dell’Europa dell’euro, a difendere i cittadini italiani siano sempre i magistrati e i giudici costituzionali (che per due terzi, lo ricordiamo, sono magistrati).
Quanto al governo Renzi, invece di continuare con la demagogia spicciola, farebbe bene a dire la verità. E la verità è che l’Unione europea dell’euro chiede all’Italia, da qui a dicembre, una nuova manovra che dovrebbe oscillare da 16 a 25 miliardi di euro. Una follia. Altri soldi che dovrebbero essere strappati dalle tasche delle famiglie e delle imprese italiane. Soldi che dovrebbero servire per pagare il prezzo del ‘rigore’ imposto dalla solita Germania della signora Merkel. Altro che restituzione di 500 euro ai 4 milioni di pensionati italiani!
Il governo Renzi si prepara a infliggere agl’italiani un nuovo, pesantissimo salasso. E conta di farlo dopo il voto delle amministrative. L'antipasto è già stato anticipato in Sicilia. Con lo scippo, nel silenzio generale, di 4 miliardi di euro dal Bilancio della Regione siciliana 2015. Sono debiti dello Stato verso la Regione siciliana. Che il governo Renzi ha incamerato con una truffaldina operazione di contabilità finanziaria (come vi abbiamo raccontato in questo articolo dove l'operazione viene dettagliata punto per punto).
Non solo il governo Renzi non ha alcuna intenzione di applicare la sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Ma si prepara, con l’appoggio della Germania, ad effettuare una manovra che sarà molto più pesante di quella fatta dal governo Monti nel 2011. Cosa, questa, che dovrebbe fare riflettere gl’italiani sul Pd di Renzi.   


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