lunedì 9 aprile 2012

"Il Casalese", oggi si decide sul destino del libro

Napoli, 05.04.2012 | di Rosita Rijtano

L'intervista

"Il Casalese", oggi si decide sul destino del libro

Ciro Pellegrino:«se accolta richiesta della famiglia Cosentino, passerà l'idea che il potere è intoccabile»


Il Casalese
Il Casalese
Si va in tribunale, "Il Casalese"alla sbarra. Da domani la biografia non autorizzata di Nicola Cosentino, potrebbe non esistere più. Sarà il giudice monocratico del Tribunale di Napoli, sezione editoria, a decidere sulla causa intentata dal fratello dell’ex sottosegretario all’Economia: Giovanni Cosentino. La richiesta, avanzata con carattere d’urgenza secondo l’ex articolo 700 del codice di procedura civile, è il ritiro dalle librerie delle copie dell’opera che saranno destinate al macero. Più il pagamento di un milione e duecentomila euro di danni.

 “Siamo abbastanza tranquilli”, dice uno degli autori, Ciro Pellegrino. “Perché nessuno di noi possiede un milione e duecentomila euro. Non possono pretendere ciò che non abbiamo”. A destare preoccupazione è invece la prospettiva che l’opera possa essere distrutta: “La pretesa mostra che idea questi signori hanno dell’inchiesta giornalistica. L’assurda legge secondo cui un libro scomodo deve sparire”. Non solo. “A colpirci sono le lettere che i legali di Cosentino stanno inviando a chi intende organizzare le presentazioni del nostro libro. Dei caldi suggerimenti in cui gli avvocati avvertono che ‘Il Casalese’ è gravato da una richiesta di risarcimento”. L’accusa piombata a metà marzo su nove giornalisti campani e su una piccola società editrice, la CentoAutori, è di aver leso l’immagine dell’Aversana Petroli srl. L’azienda gioiello dell’impero economico dei Cosentino che è stata fondata nel 1975 ed è attualmente coinvolta in un’inchiesta per presunti gravi fiscali. “Nel libro è evidenziata la scalata di quest’impresa divenuta molto importante nel suo settore”, spiega Pellegrino. “Noi non vogliamo privare nessuno del diritto alla difesa. Non siamo infallibili e siamo disposti a fare delle rettifiche, se il giudice lo riterrà necessario. Ma la rivendicazione ci sembra eccessiva. Alla fine tutto ciò che abbiamo scritto è conosciuto. Sono atti giudiziari pubblici. Il nostro unico reato è averli messi in un corpo unico”.

 Sulla vicenda non è  ancora intervenuto Nicola Cosentino. Anche se è lui il vero protagonista de “Il Casalese”. Quattrocento pagine che lo tratteggiano come una figura “potente e oscura”. “Potente – spiega Pellegrino – perché da Casal di Principe riesce a divenire il burattinaio dei berlusconiani in Campania e poi sottosegretario all’Economia con delega al Cipe. Oscura perché gravata da una serie di inchieste giudiziarie”. Ma raccontare l’ascesa di questo personaggio è solo il movente per parlare di un problema più ampio: la selezione della classe politica campana. “Come mai Cosentino è diventato così potente? Com’è possibile che a San Cipriano si nascondessero i super boss dei Casalesi? Di quali appoggi godevano? Sono queste le domande che ci poniamo nel libro. Se il giudice dovesse accogliere in todo la richiesta di Cosentino, passerà l’idea che il potere è intoccabile”. 

Non è la prima volta che un libro finisce al centro di una bufera giudiziaria, dopo aver toccato il clan dei Casalesi. Nel 2004 Nanni Balestrini pubblicò  con Einaudi "Sandokan", storia del feroce boss Francesco Schiavone. Ottenuto un vasto successo di pubblico e di critica, il romanzo-documento fu bersagliato da una serie di querele e richieste di sequestro. Tanto che non fu più ristampato. “L’impareremo a memoria - scherza Pellegrino – ma la verità è che ‘Il Casalese’ morirà se non potremo più leggerlo su carta.  Così come l’Ordine e la Federazione Nazionale Stampa Italiana sono stati vicini a noi giornalisti, mi auguro che le associazioni editoriali facciano quadrato attorno a CentoAutori che con questa pubblicazione si è assunto un grandissimo onere”.


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